Stereotipi, pregiudizi, stigma. Intervista alla sociologa Graziella Priulla.

Qual è la differenza fra stereotipi, pregiudizi, stigma? Da “Educare alle differenze” 2016, l’illuminante intervista alla professoressa Graziella Priulla, docente in pensione dell’Università degli Studi di Catania. “Sono stata insultata un sacco di volte per il mio impegno contro le discriminazioni. Minacce? Una volta o due. In Calabria siamo state spintonate dai no-gender”.


Il 24 e il 25 settembre a Bologna, nei locali della Scuola Media Testoni Fioravanti, più di mille donne e uomini, attiviste e attivisti, impegnati nei settori della formazione e dell’istruzione, si sono incontrati per la terza edizione del meeting nazionale “Educare alle Differenze”.

L’incontro, promosso da Progetto Alice, SCOSSE e Stonewall, ha l’obiettivo di promuovere un’educazione fondata sulla valorizzazione delle differenze, sulla parità e sul rispetto di sé e degli altri.

Per l’occasione, abbiamo incontrato la sociologa Graziella Priulla.

Come nasce la discriminazione.

Qual è la differenza fra stereotipi, pregiudizi, stigma?

«Le tre cose sono collegate – spiega Priulla -. Lo stereotipo diventa pregiudizio, poi diventa stigma. È successo nella storia per un’infinità di minoranze. Per i neri, per gli ebrei, sta accadendo per gli omosessuali. Succede per moltissime fasce di popolazione ritenute, in qualche misura, non conformi a quella che è ritenuta la norma. Insomma, lo stereotipo è l’anticamera. Non si fonda su conoscenze. Ma su quello che si è sempre detto, che si è sempre pensato».

In Calabria provocate e spintonate dai no-gender.

Un impegno costante contro le discriminazioni che richiede studio e dedizione. In un mondo in cui i nemici del pregiudizio sono avvertiti come minaccia per le roccaforti ideologiche di razzisti, sessisti, omofobi. Una visibilità che si trasforma in bersaglio contro cui scagliare attacchi personali.

«Sono stata insultata un sacco di volte – ha ammesso la studiosa -. Minacce vere e proprie o intimidazioni, una volta o due, ma niente di grave. Mi attaccano quelli del no-gender, gli omofobi, i misogini, i sessisti.

In Calabria è successo un episodio abbastanza sgradevole. Sono venuti alcuni aderenti della battaglia contro il gender, come lo chiamano loro. Che poi è una battaglia omofoba, sostanzialmente. Hanno paura che parlando di educazione di genere nelle scuole, tutti diventino all’improvviso omosessuali: una specie di contagio cosmico. Hanno fatto domande provocatorie, messo in discussione la mia onestà intellettuale. Ci hanno anche spintonate. Ma non è successo niente».

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