IBM produrrà sangue elettronico per alimentare i supercomputer di domani

IBM produrrà sangue elettronico per alimentare i supercomputer di domani
TecnoYouth

Sono decisamente trascorsi decenni a non finire dagli anni ’50, in cui i primi mainframe sviluppati da IBM introducevano uno dei più sensibili cambiamenti al modo di intendere le comunicazioni elettroniche: i primi abbozzi di una rete Internet vera e propria.

L’ambizioso obiettivo, che è evoluto poi nel mondo del Web di massa che oggi conosciamo, sta per essere ripetuto, almeno in portata, da un altro colpo grosso di IBM, che ha per oggetto un metodo innovativo di alimentazione dei mainframe di domani.

IBM-Intel-logo

La proposta di IBM, per rendere i PC almeno 10.000 volte più efficienti, in termini di calcolo e trattamento delle informazioni, rispetto a quelli moderni, risiede in un elemento tanto inaspettato quanto utile: il sangue.

I grandi mainframe moderni, infatti, eseguendo cicli CPU che comportano un consumo di risorse ingente, prima o poi non saranno più in grado di autosostenersi, dovendo assorbire quantità di energia spropositate rispetto alle forniture attuali.

IBM pensa dunque di replicare una struttura naturale ed applicarla al mondo della computazione avanzata: i mainframe moderni, in grado di eseguire più di un quadrilione di operazioni/secondo, difficilmente possono essere avvicinati da esseri umani, per via delle temperature generate e le dimensioni incredibili, che ne rendono complessa la manutenzione da remoto.

Sfruttando apposito sangue “elettronico”, è comunque possibile ridurre le dimensioni dei gruppi di mainframe, riducendoli a nuclei fondamentali per le operazioni attingendo dal raffreddamento liquido l’energia necessaria per decrementare le temperature e mantenerle costantemente sotto la soglia di allerta.

Il prodigioso fluido elettronico verrebbe dunque trasportato come avviene negli attuali sistemi di cooling, essendo trasportato all’interno dei chip interessati ed espulso immediatamente dopo l’uso.

I mainframe di domani attendono naturalmente l’applicazione di questo nuovo paradigma, dal momento che la loro capacità computativa raggiungerà circa il trilione di miliardi di operazioni/secondo entro i prossimi due decenni, contribuendo in maniera insostituibile alla risoluzione dei più grandi problemi teorici e pratici della storia umana.

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