Gmail e sicurezza: Google introduce il PGP sullo scambio di email

Gmail e sicurezza: Google introduce il PGP sullo scambio di email
TecnoYouth

Spinta dal tracollo di un buon numero di siti colpiti dalla vulnerabilità Heartbleed, che ha tenuto sulle spine la maggior parte dei server operativi con le versioni più datate di OpenSSL, Google sembra stia optando per la cifratura dei dati scambiati con le classiche mail del servizio di punta della casa di Mountain View, ovvero Gmail.

L’idea di Google consisterebbe nello sfruttamento di una variante del PGP classico, sistema di creazione crittografica in uso già da tempo immemorabile (essendo datato al 1991) nella stragrande maggioranza dei servizi di scambio dati.

Gmail

Per avere un’idea sommaria della validità di PGP, è bene considerare che secondo alcune fonti nemmeno la temuta NSA potrebbe crackare il codice alla base della cifratura, se il mittente osserva una serie di precauzioni opportune.

La riservatezza dello scambio verrebbe dunque garantita sia in fase di invio che di ricezione; sfruttando una soluzione definita “end-to-end”, in cui le chiavi di lettura crittografica vengono conservate nei rispettivi PC degli interlocutori.

L’approccio pensato da Google è sicuramente liberatorio per gli utenti che temono per la propria privacy: fino ad oggi, infatti, le chiavi crittografiche rimangono in possesso di Big G.

L’introduzione del PGP in Gmail potrebbe così segnare il definitivo tramonto dell’analisi automatica dei contenuti delle mail, e conseguentemente della pubblicità incorporata relativa.

Un gesto onestamente controproducente per Google, che dovrà ricercare altri canali di interazione per far fruttare i propri servizi online, tuttavia non è ancora data per certa l’eventuale introduzione di certificati digitali di tipo S/MIME, in grado di fornire un livello di protezione supplementare.

Mentre i più scettici vanno chiedendosi se l’operazione di Google non faccia in realtà parte di un piano teso a stabilire una nuova forma di interazione con gli utenti, la decisione viene accolta con gioioso stupore da parte dei fautori della privacy, fino a quando il colosso di Mountain View sfodererà i suoi veri assi nella manica.

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