È morto Umberto Veronesi. Ecco cosa diceva sui diritti LGBT

È morto nella sua casa di Milano all’età di 90 anni il professor Umberto Veronesi. È stato oncologo, politico, difensore della laicità dello Stato e ha diretto la “Fondazione Veronesi” per la ricerca sul cancro. Da sempre dalla parte dei diritti LGBT. Ha sempre espresso le sue opinioni con coraggio. Il nostro addio, ricordando i suoi interventi sull’omosessualità.


Di Christian Moretti e Andrea Miluzzo.

Avrebbe compiuto 91 anni il 28 novembre prossimo. Ma le sue condizioni di salute erano peggiorate da tempo. Si trovava in casa l’oncologo Umberto Veronesi, circondato dall’affetto della famiglia. E con parte dei suoi cari si è spento. Aveva sette figli. Tanti hanno raggiunto l’Italia dall’estero. Per dare l’ultimo saluto al padre.

Una vita dedicata al cancro. Alle cure, alla ricerca, alle sperimentazioni, alle innovazioni. Un pensiero a tutto tondo sui temi sensibili che accendono gli animi della società. A favore degli Ogm e del nucleare. Ma anche della legalizzazione delle droghe leggere, dell’eutanasia, della laicità delle istituzioni, del matrimonio omosessuale, delle adozioni e della gestazione per altri.

“Non ho paura di morire – aveva dichiarato – è un compito biologico di ogni essere vivente, per lasciare spazio a nuove generazioni. Da medico mi appassionano gli studi sulla longevità ma il nostro vero obiettivo deve essere non solo vivere più a lungo, ma godere del tempo guadagnato, in uno stato di salute che consenta una vita attiva del corpo e soprattutto della mente.”

Il suo pensiero: “Nel futuro saremo tutti bisessuali”.

Nell’agosto 2007 il professore aveva previsto che nel futuro il genere umano si avvierà verso un’affettività di tipo bisessuale. «È il prezzo che si paga all’evoluzione naturale della specie – commentava al Corriere – Ed è un prezzo positivo. Perché nasce dalla ricerca della parità dei sessi. Negli ultimi vent’anni le donne hanno assunto ruoli sempre più attivi nella società e questo porta con sé un’attenuazione delle differenze sessuali». Il sesso resterà — chiariva — ma solo come gesto d’affetto. Non sarà più così importante se sceglieremo di praticarlo con un partner del nostro stesso sesso.

Una storia dalla parte della comunità LGBT.

Sono numerosi gli interventi pubblici in cui Veronesi ha dichiarato il suo appoggio alla causa LGBT.

“Quello omosessuale è l’amore più puro, al contrario di quello eterosessuale, strumentale alla riproduzione – aveva dichiarato nel giugno 2011 -. Nell’amore eterosessuale una persona direbbe io ti amo non perché amo te, ma perché in te ho trovato la persona con cui fare un figlio”.

Poi, nell’agosto 2012, dopo l’istituzione di un registro delle unioni civili a Milano era intervenuto sulla necessità di aprirsi alle famiglie omogenitoriali: “Da persona abituata a fare i conti coi risultati della ricerca scientifica – spiegava – bisognerà avere il coraggio di allargare il concetto di famiglia”.

Nel settembre 2013 torna ancora sul tema: “È inevitabile che la sessualità si evolva per aprirsi sempre più alla omosessualità e alla bisessualità”.

“Un gay può essere un bravissimo padre o una bravissima madre –  dichiarava lo scienziato nel marzo 2015 – non vedo che differenza ci sia”.

“Non c’è motivo per cui, se la scienza fa effettivamente un passo avanti, i gay, come tutti gli altri, non ne possano usufruire”, diceva invece recentemente a seguito dell’esperimento inglese sulla fecondazione con cellule della pelle.

L’impegno da Ministro della Sanità.

Nell’agosto 2000, quando era Ministro della Sanità nel governo Amato aveva preso l’impegno di permettere ai gay di donare il sangue.

Considerava la legislazione in materia “fortemente discriminatoria verso le persone omosessuali” e si diceva d’accordo a modificarla per renderla meno caratterizzata da pregiudizi e sessuofobia.

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