Argus II, un occhio bionico restituisce la vista compromessa

Argus II, un occhio bionico restituisce la vista compromessa
TecnoYouth

In un periodo storico in cui IBM e numerosi altri creatori di chip sono alla ricerca della possibilità, non così remota, di dotare mainframe e PC comuni di una propria “personalità” e coscienza, gli sforzi degli studiosi sono volti anche alla creazione di dispositivi in grado di migliorare incredibilmente la vita di tutti.

Argus-II

Si tratta del caso di Argus II; vero e proprio occhio bionico (o per meglio dire, protesi retinica) che recentemente ha permesso all’americana Fran Fulton, affetta da retinite pigmentosa a stadio terminale (e dunque da cecità) di recuperare la vista.

L’innovazione è tutta di Second Sight, una company americana che ha recentemente reso il dispositivo approvato all’uso negli USA, così come in Europa.

La donna, non vedente, ha recuperato la capacità di percepire forme e tridimensionalità degli oggetti, come ha narrato durante un’intervista alla celebre emittente britannica BBC.

Grazie ad una comprensione migliorata dell’apparato visivo, e soprattutto di nuove modalità di interfacciare la retina con appositi elettrodi in grado di trasferire gli impulsi luminosi al cervello, dispositivi come Argus II possono essere impiantati senza particolari difficoltà.

L’apparato alla base di Argus 2, peraltro, è caratterizzato da un concept inaspettato: il gruppo ottico è simile a quello implementato nei nostri smartphone, ed è sufficiente per iniziare a trasmettere all’occhio dapprima cieco le prime immagini a bassa risoluzione, che verrà incrementata nelle successive edizioni del dispositivo.

Il cervello dell’utente non dimostra così alcun problema nell’abituarsi alla nuova percezione visiva, e le possibilità di distinguere tra forme e contorni, chiari e scuri, viene così ripristinata agevolmente.

Argus II è chiaramente un dispositivo che soltanto qualche decennio fa sarebbe stato associato alla fantascienza; tuttavia si tratta dell’ennesima prova di come i nuovi avanzamenti tecnologici possano, senza dubbio, migliorare la durata e la qualità di vita di ognuno, fino a permettere l’impensabile.

Voi cosa ne pensate?

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